La corsa degli spermatozoi

La corsa degli spermatozoi non è mai stata tanto accanita.

Uno di essi – non necessariamente il vincitore, visto che di concorrenti, a quella gara, ce ne sono davvero parecchi, trattasi perciò del protagonista, anche se il vero protagonista, ahimé, sarà colui che raggiungerà l’ovulo per primo – corre a più non posso, agitando la sua coda da girino. Ogni punto del suo corpo microscopico è completamente intorpidito. Ma non può fermarsi, non ora che ha l’occasione della vita. In tutti i sensi.

Accipicchia, quanti concorrenti! Sembrano non finire mai. Spermatozoi muscolosi, spermatozoi magri, spermatozoi contorti e schizzati… ce ne sono per tutti i gusti, e comunque, chi recita il proverbio “il mondo è bello perché è vario”, dovrebbe guardare nella pancia della moglie, se vuole la spiegazione. Qualche spermatozoo ricerca addirittura il dialogo – sì, perché riescono a parlare, nonostante il più delle volte si trattengano per risparmiare fiato. «Vengo in pace» dicono, con l’obiettivo di sembrare pacati, essere sottovalutati e rassicurare i concorrenti vicini, per poi superarli al momento propizio. Nessuno ci crede: la pacatezza non esiste, per loro. Tutti quanti derivano dal sesso, l’impulsività pura, e se è vero che questa è massima durante l’infanzia, scema con l’adolescenza e scompare del tutto nell’età adulta, figuriamoci quanto possono averne loro, di impulsività, che sono nati da appena qualche secondo!
“Devo farcela” pensa il protagonista. “Devo vincere, vincere, vincere. È questo l’imperativo. E poi frignare, frignare, frignare, andare a scuola, fidanzarmi, sposarmi e via dicendo, fino alla morte. Perché io non voglio morire oggi.”

Supera uno spermatozoo, ne supera un altro, ne supera un altro ancora. Ma sono troppi, troppi. Non riesce nemmeno a contarli. “Il mio creatore dev’essersi dato proprio da fare, questa notte. Oppure il merito è della donna?” Conclude che vanno ringraziati entrambi. Se il protagonista, che sarebbe diventato il loro futuro bambino – una sensazione che sentiva lì, proprio lì, al’altezza della coda – avrebbe dovuto amarli entrambi allo stesso modo, una volta in vita, tanto valeva iniziare fin da subito. Meglio rimandare il problema a dopo, magari tra quindici o sedici anni.

Accidenti!, quel ragionamento l’ha distratto: e nel frattempo è stato sorpassato. Allora stringe i denti – si fa per dire, – agita la coda a più non posso e recupera la posizione. Terzo, ora è terzo. E poi secondo… secondo… primo! Ma solo per un istante, visto che è di nuovo secondo. Non ha fatto neanche in tempo a godersi la gloria. E l’ovulo è vicino, vicino, sempre più vicino.

Eccolo, finalmente riesce a vederlo. Una visuale paradisiaca, che probabilmente ricorderà per sempre, perfino quando avrà quarant’anni e gli spermatozoi correranno nella pancia di sua moglie. L’ovulo è il traguardo, così rosa, così rotondo, così perfetto. Non vede l’ora di penetrarlo. Sì, voce del verbo “penetrare”: da buon figlio qual è, impara subito dal padre, nella speranza di regalargli la migliore delle soddisfazioni.

Comunque, a pensarci meglio: è davvero la cosa giusta da fare? Una volta dentro, l’azione sarà irreversibile, e chissà che la donna, pur essendo andata a letto con quell’uomo, non volesse rimanere incinta. Ubriachezza, preservativo rotto, stupro… le variabili sono fin troppe. E poi, ad essere sincero, il suo creatore è un tipo davvero particolare: alto, rachitico e dagli strani gusti sessuali. Potrebbe far nascere qualcosa di simile!

“Troppo tardi” si dice, “troppo tardi per tornare indietro. E comunque, se lo facessi, qualcun altro prenderebbe il mio posto; e in quel caso nascerebbe un bambino orribile, o perlomeno più brutto del sottoscritto. E allora diamogliela, una soddisfazione, a quella povera donna!”

Il protagonista avanza, avanza, avanza sempre di più. Ormai l’ovulo riempie il suo intero campo visivo. E la battaglia per il primo posto, dapprima accanita, ora raggiunge l’apice della violenza, al punto da diventare uno scontro fisico. La coda del rivale è più lunga della sua, quindi perfetta per avvolgere e stritolare, ma il protagonista, per quanto abbia poco più che un’appendice, sa usarla molto meglio – un altro punto in comune con suo padre. La guerra sembra durare un secolo. E infine, proprio mentre sono avvinghiati l’un l’altro – in una strana posizione sessuale, direbbe qualcuno, – ecco che vengono superati da uno spermatozoo in corsa.

Come può andare così veloce? Sembra un siluro bianco, scagliato verso l’infinito ed oltre. Sicuramente ha iniziato a correre da poco, perché se l’avesse fatto fin dall’inizio, considerando la sua velocità, avrebbe raggiunto l’ovulo in un battibaleno. Ma una spiegazione razionale è evidente, ad un’analisi più attenta: oltre alla coda da girino, quello spermatozoo ha un altro organo di locomozione, due grossi piedi che poggiano sul collo dell’utero. E non se li lava da molto tempo, a quanto pare: se gli altri due si sono accorti di lui, in fondo, non è certo per una questione visiva.

«Non è possibile!» esclama il protagonista, divincolandosi dall’altro spermatozoo. Nonostante le dimensioni, è riuscito a spuntrla; ma è comunque secondo. «Tu, con quei piedi! Fermati! Fermati, ti ho detto!»

Quello strano essere non lo degna nemmeno di una risposta. Allora il protagonista, con un diavolo per flagello, scende in basso, raggiunge i suoi piedi e gli fa il solletico, nella speranza di arrestarlo. Niente di niente: con un energico salto da rana, si allontana appena prima. E quando prova a fermarlo di nuovo, attorcigliandogli la coda intorno alle caviglie, stavolta, tutto è uguale a prima, tranne che per un risolino snervante e provocatorio.

“La sua velocità è comprensibile, con un corpo del genere. Ma che dire del corpo stesso? Dannazione, come ha fatto a nascere con i piedi, mentre tutti gli altri si ritrovano questo stupido filamento?”

La risposta, in realtà, è piuttosto semplice. Basta guardarsi intorno: spermatozoi muscolosi, magri, gialli, verdi, appasionati di rock ‘n roll e con gli occhi da insetto. Con una quantità talmente grande, è ovvio che la diversificazione sia diventata enorme, e che anche le forme più assurde – uno spermatozoo con i piedi, tanto per fare un esempio – trovino spazio per esistere. E la “colpa”, anche stavolta, è del loro creatore: ha prodotto fin troppo sperma. Ma come fare altrimenti? Si è eccitato come un maiale, in quella camera da letto, specialmente quando la donna, dopo un attimo di insicurezza, non gli ha sbattuto i piedi in faccia con tutte le forze. Ah, il feticismo! E l’uomo si è eccitato, si è eccitato, oh, eccome se l’ha fatto, e allo stesso tempo la prestazione si è fatta migliore; così come quella dei poveri concorrenti finiti una gara fin troppo difficile.

Lo spermatozoo con i piedi è ormai al traguardo. Manca poco, davvero poco; anche se il protagonista non saprebbe dire quanto: le unità di misura le avrebbe studiate tra dieci anni, se solo fosse arrivato primo.

“Ho perso. Però sono stato comunque fortunato: almeno ho potuto gareggiare. Altro che quei poveri spermatozoi finiti in un fazzoletto, in una conca di plastica o in un paio di mutande. Io, al contrario di loro, ho avuto l’occasione della vita. Ma l’ho sprecata.”

L’ovulo si chiude. Ha perso. Che gara difficile! E allora si chiede: perché nessuno fa i complimenti al neonato in sala parto, quando invece vengono fatti per cose facilissime, come un fidanzamento o uno stupido compito in classe? Al contrario, gli danno uno schiaffo. Forse perché ha barato… ah, che importa. In quel momento, pensarlo non gli è proprio di conforto.

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